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Reperto della settimana: askòs con coppia di amanti

Askòs con coppia di amanti

17 aprile 2020

La collezione Pischedda ospitava sin dal 1916, all’atto del provvedimento di vincolo per importante interesse archeologico della raccolta oristanese, anche un “guttario con gruppo di amanti in lectisternium” (p. 3-scaffale B).

Il reperto, acquistato dal Pischedda, proveniva con certezza dagli scavi di una tomba punica della necropoli meridionale di Tharros, fatta oggetto degli scavi vandalici nel 1851 o degli anni seguenti. Il richiamo al lectisternium è erroneo, in quanto tale pratica rituale romana, inaugurata per allontanare una terribile pestilenza a Roma, fu attuata secondo Livio (v, 13) per ordine dei Libri Sibillini, a cura dei duoviri sacris faciundis, nell’anno 399 a. C., e consisteva nell’offrire ad una o varie divinità un banchetto che si svolgeva, secondo il costume antico, adagiati su un letto.

Il manufatto è funzionalmente un askòs plastico, configurata a coppia maschile/femminile adagiata su una sontuosa kline (letto per i banchetti o simposi), utilizzata per versare piccole quantità di sostanze resinose.
La kline si presenta come un letto rettangolare, con quattro gambe tornite (solo due visibili), con un piano su cui si imposta un ampio materasso decorato, sulla fronte, da una sequenza di cinque incisioni parallele.
Sul materasso si adagiano un uomo e una donna con il busto rialzato, di prospetto, mentre il bacino e le gambe dei personaggi si intuiscono distesi e avvolti da un telo, le cui pieghe si leggono a sinistra della donna. L’uomo vestito da un chitone presenta il braccio sinistro piegato al gomito a portare la mano sul cuscino, mentre il braccio destro (visibile nella parte posteriore dell’askòs) abbraccia le spalle del personaggio femminile. La donna, con la chioma caratterizzata dall’acconciatura a melone, veste un peplo, con il braccio destro che porta la mano all’altezza del seno a tenere una coppa, aiutandosi con l’altra mano.

L’ambito greco di riferimento fa pensare ad una coppia di amanti, un giovane e la sua etera e non al letto triclinare che ospiti marito e moglie secondo il gusto isolato di ambito etrusco.
L’askòs in esame è una fiaschetta parallelepipeda, a spigoli arrotondati, con una imboccatura a collo tubolare sulla sinistra (per l’alimentazione dell’askòs), e il beccuccio di versamento troncoconico all’estremità destra. Un’ansa a nastro arcuata, per la prensione del manufatto, si imposta sul collo e l’attacco sulla spalla destra del personaggio femminile.

L’askòs plastico dell’Antiquarium Arborense appartiene alla categoria della “Magenta Ware”, individuata dall’insigne studioso di ceramica greca Sir John Davidson Beazley, e riferita a vasi plastici di botteghe siceliote di età ellenistica.
Una giovane archeologa siciliana, Alessandra Granata, ha inscritto per prima la fiaschetta dell’Antiquarium Arborense alla “Magenta Ware”.

Il tema iconografico della coppia su kline è attestato in Sicilia da due esemplari esposti nel Museo di Karlsruhe, uno dalla necropoli di Lilibeo, un quarto da Siracusa ed un quinto da Messina. Anche nella coroplastica italiota di Egnatia abbiamo un esemplare del principio del III secolo a. C.
Finalmente deve citarsi un vaso plastico con due amanti su kline da Delos.

Anche l’askòs di Tharros deve riportarsi alla fine del IV- principio del III secolo a. C.

 

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