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Reperto della settimana: Temple-Boy

Statuetta di Temple-Boy conservata presso l'Antiquarium Arborense

10 aprile 2020

Il reperto dell’Antiquarium Arborense, già appartenente alla collezione di Efisio Pischedda, costituisce probabilmente l’unica testimonianza in Sardegna di una scultura (fittile) pertinente alla categoria, denominata da J. L. Myres “Temple-Boy”, ossia “servitori del tempio”.


Questa categoria è caratteristica di templi ciprioti del V-IV secolo a. C., nelle due versioni in calcare e in terracotta, e risulta sparsa in numerosi musei del mondo. L’attribuzione di questa terracotta dell’Antiquarium Arborense si deve all’archeologo Paolo Bernardini.
Infatti la prima edizione della scultura nel 1988 da parte di Sabatino Moscati e Maria Luisa Uberti considera come originario un modello greco diffuso ad Olinto, Beozia e Rodi, che ispira la terracotta tharrense che trova riscontro in un esemplare cartaginese, da cui si differenzia per vari elementi.

La Uberti da una descrizione del reperto estremamente puntuale: "figura di fanciullo accovacciato, nudo; il braccio sinistro stringe al fianco un cane; dalla spalla sinistra scende sul torace a bandoliera un nastro; largo anello alla caviglia destra”.

I caratteri della scultura, proveniente da Tharros, rispondono sul piano iconologico ai Temple-boys: abbiamo la nudità con l’esposizione dei genitali (talora in ambiente cipriota alla nudità si sostituisce una tunichetta), il nastro a bandoliera che rappresenta la versione semplificata, nota ad es. a Idalion, di un nastro da cui pendono amuleti apotropaici, un’armilla che dobbiamo ipotizzare presente nell’avambraccio destro perduto, un animale tenuto docilmente dal fanciullo.

L’elemento distintivo di questa scultura dell’Antiquarium Arborense è la rappresentazione di un cagnolino, piuttosto che di un volatile, sempre di grandi dimensioni. Dobbiamo osservare, tuttavia, che possediamo Temple-Boys privi di animale. L’antica ipotesi di Myres relativa a fanciulli, servi del tempio, non appare oggi del tutto convincente, ma si ammette piuttosto che i Temple-Boys rappresentassero doni votivi alla divinità per la nascita di un bambino. L’esposizione dei genitali sarebbe secondo la Beer in relazione al rito della circoncisione.

Sarebbe auspicabile un’analisi archeometrica dell’argilla depurata, poiché non dovrebbe escludersi una provenienza antica da Cipro a Tharros. Si osservi che Giovanni Garbini, il grande filologo semitico, aveva individuato in una iscrizione punica di Tharros la memoria di un pellegrinaggio di un tharrense a Cipro, nel III secolo a. C.

Il reperto deve riportarsi al tardo IV secolo a. C.

Da una tomba di Idalion (Cipro) proviene una statuetta acefala in calcare conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna, datata alla metà del IV sec. a.C. la cui iconografia rimanda al nostro esemplare.
L’immagine è quella di un fanciullo seduto su una bassa piattaforma rettangolare. La gamba sinistra piegata in avanti e la destra appoggiata lateralmente, il braccio e la mano sinistra poggiati a terra, mentre la destra è piegata contro il petto e sembra stringere un volatile. Una tunica a girocollo con maniche ampie copre il corpo sino alle caviglie lasciando scoperti i genitali.
 


La settimana prossima approfondiremo questo importante reperto con un articolo a cura di Raimondo Zucca e Anna Paola Delogu sul portale www.museooristano.it

 


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