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Archeoquiz del 6 maggio: matrice con teste di Gorgone

Matrice in terracotta del V secolo a. C. proveniente da Tharros (Cabras-Oristano). Scavi dell’aprile 1851 nella necropoli meridionale.

10 maggio 2020

Decorata a stampo. Su una sola faccia compaiono tre teste di Gorgone rese secondo il linguaggio formale greco: occhi a mandorla obliqui, naso camuso, chiostra dei denti, lingua pendula. I capelli sono resi con fitti segmenti disposti intorno al volto. Le tre teste di Gorgone sono intervallate da altrettante mascherine triangolari di dimensioni minori con un volto atteggiato al sorriso.

Il tema iconografico del gorgoneion, di probabile remota origine orientale, poté essere mediato al mondo punico da quello ellenico, dove è documentato a partire dall’VIII secolo a. C.

Il Lamarmora illustrava insieme alla presente matrice, una seconda, di dimensioni minori, che illustra una Gorgone con due serpenti che fuoriescono dalle fauci.

Nell’isola abbiamo la documentazione del gorgoneion in due coppe attiche a figure nere del 520 / 510 a. C. a Othoca e a Sarcapos (S. Maria -Villaputzu). Dal motivo iconografico greco derivano gli esempi sardi presenti in scarabei (soprattutto di Tharros), nella ceramica (in particolare i gorgoneia stampigliati sugli orli di bacini, ed un’arula con Gorgone da Monte Sirai di importazione greca(?), in un rasoio in bronzo, in una penna aurea da Nora, in un fermaglio d’argento di Monte Luna -Senorbì, e soprattutto nella documentazione pittorica della tomba dell’Ureo di Karaly (Tuvixeddu).

Le matrici rientrano nell’artigianato fenicio e punico minore. Tali manufatti si definiscono matrici circolari o dischi fittili e sono considerate tradizionalmente funzionali all’impressione su focacce, pani e dolci sacri.

Esse sono attestate in Sardegna in varie località, ma sono note anche a Cartagine, Sicilia e Ibiza. Provengono da contesti abitativi, cultuali e, seppur in maniera minore, funerari, in virtù del loro valore metaforico. Decorati in negativo o a rilievo, con figure naturalistiche, tematiche egittizzanti o di tradizione greca.

Nel mondo fenicio e punico del Mediterraneo, non abbiamo testimonianze effettive del loro utilizzo per fini pratici come hanno rivelato gli scavi di Mari, in Siria, dove all’interno dei forni di un palazzo reale del II millennio a.C. sono venuti alla luce numerosi stampi in terracotta circolare decorati con motivi geometrici, figure zoomorfe e antropomorfe.

Considerando gli aspetti squisitamente tecnici, le tecniche contemplano la plasmatura a mano, l’impiego di stampi, l’incisione a crudo o la pittura dopo la cottura.

 

Bibliografia

Gorgoneia sugli scarabei sardi:

E. Acquaro, Note di glittica punica 1-3, Oriens Antiquus, 21, 2, Roma 1982, p. 198, tav. VIII, c.
E. Acquaro, Arte e cultura punica in Sardegna, Sassari 1984, pp. 65-69, fig. 81
E. Acquaro, Note di glittica punica. Cartagine, Tharros e Ibiza, E. Acquaro, P. F. Callieri (a cura di), Transmarinae Imagines. Studi sulla trasmissione di iconografie tra Mediterraneo e Asia in età classica ed ellenistica, La Spezia 2003, p. 6, fig.11.
A. Della Lamarmora, Sopra alcune antichità Sarde ricavate da un manoscritto del XV secolo, Memoria del luogotenente generale Alberto Della Marmora, Senatore del Regno, Memorie della Reale Accademia delle Scienze di Torino, II ser. T. XIV, Torino 1854, pp. 235-6.
D. Artizzu, 228-Matrice, in M. Guirguis, Corpora delle antichità della Sardegna. La Sardegna fenicia e punica. Storia e materiali, Nuoro 2017, p. 411
A.C. Fariselli 2019, Le terrecotte, in Il Tempo dei Fenici,incontri in Sardegna dall VIII al III sec. a. C. Nuoro 2019, p.364.

 

 

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