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Reperto della settimana: statua del dio Silvanus

Statua del Dio Silvanus

22 maggio 2020

L’Antiquarium Arborense custodisce una statua marmorea del dio Silvanus, riportabile alla prima metà del II sec. d. C., proveniente da Tharros.

Sin ora edita ed attribuita da autorevoli studiosi come Statua di Genius.

Raimondo Zucca ha proposto l’ascrizione della statua tharrense a Silvanus, divinità il cui aspetta era umano, ma talvolta veniva raffigurato con zampe e zoccoli caprini e corna sulla fronte. Considerato il dio dei boschi e della campagna, protettore delle greggi e delle proprietà, appare in statue, rilievi, mosaici e pitture. 

Il nostro reperto mostra l’iconografia del dio nudo, purtroppo acefalo, con la pelle di capretta, parzialmente conservata, legata sulla spalla destra, panneggiata sul torace e sul dorso con le zampe pendenti, il tronco di pino sulla sinistra con il falcetto a lama gammata; con la mano sinistra (perduta) che reggeva spighe, fiori, frutti, coronati da una pigna. Mutili parte del braccio, l’avambraccio e la mano destra. Le estremità di entrambe le gambe non sono conservate benché si intuisca la ponderatio (propria delle statue con una sola gamba portante) della scultura sulla gamba sinistra flessa al ginocchio. 

I confronti soprattutto con il Silvanus del Museo Nacional de Madrid, le statue dellla Ny Carlsberg Gliptotek di Copenhagen, dell’Altes Museum di Berlino, del Muzeul Național de Istorie a României di Bucarest e, per il falcetto a lama, gammata i rilievi  di Roma  (CIL VI 3712; 31180) e Aquincum (Hungarian National Museum.-AE 2008, 1130) assicurano l’attribuzione della statua tharrense a Silvano.

Il dio Silvano latino ha giocato un ruolo nella nascita del teonimo etrusco Selvans, noto dal V sec. a.C. ma soprattutto nel IV e nel III sec. a.C. 

Nell’epigrafia latina conosciamo circa 1100 iscrizioni a Silvanus, diffuse esclusivamente in età imperiale: al I sec. a. C. appartiene, infatti, un’unica epigrafe di Beneventum (AE 1925, 118).
In Sardegna, oltre alla statua di Tharros, si possiede una iscrizione posta a Diana e Silvanus  nel nemus Sorabensis (il bosco di Sorabile, una stazione della via interna da Olbia a Karales). Il dedicante della epigrafe è il governatore della Sardinia, Gaio Ulpio Severo, della fine del II sec. d. C.(AE 1992, 891).

 

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