Antiquarium Arborense - Museo archeologico Giuseppe Pau OristanoAntiquarium Arborense - Museo archeologico Giuseppe Pau Oristano

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Antiquarium Arborense
Piazza Corrias, 09170 Oristano - Tel: 0783 791262 - Fax: 0783 791262 - info@antiquariumarborense.it

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Storia

La collezione Pischedda

Tanti anni fa, quando l’archeologia non costituiva ancora uno dei dieci argomenti più digitati nel web e la Sardegna non possedeva ancora i suoi cento e passa musei, a Oristano nasceva il terzo museo archeologico della Sardegna, l’Antiquarium Arborense.

Questo museo fu istituito nel 1938, centotrentesei anni dopo la creazione del Museo di Cagliari e sessanta anni dopo quello di Sassari.
Perché mai una piccola città di provincia, Oristano, con poco più di diecimila abitanti, durante il Regime Fascista, costituiva un museo archeologico?
Gli è che Oristano nacque come città nel 1070 con il trasferimento dei tharrensi, gli ultimi abitanti della antichissima Tharros, la città d’origine fenicia situata all’estremità meridionale del Sinis, la regione che chiude a nord il golfo d’Oristano.
Dunque gli Oristanesi si sentono, un pò, i figli di Tharros e quando si scatenò, a metà dell’Ottocento, la forsennata ricerca di tesori nelle necropoli tharrensi, ogni casa di nobile, di ecclesiastico o di borghese d’Oristano si trasformò in un piccolo museo.
Poi passò la passione e gli scarabei, i gioiellini d’oro e d’argento, le lucerne e ogni altra antichità di Tharros andò ad ammuffire nelle soffitte degli Oristanesi.

Ma verso il 1876 un seneghese, di professione avvocato, Efisio Pischedda, iniziò a frequentare il tribunale d’Oristano e così scoprì che i suoi clienti, poveri di danaro sonante erano invece ricchi di anticaglie.
La sua fu una vera vocazione: creare una collezione archeologica di antichità tharrense e del Sinis, drenando tutte le coserelle antiche dei vari cercatesori di un quarto di secolo addietro.
Poi si esaurì questo fruttuoso filone ed allora l’avvocato Pischedda, uomo di legge, chiese ed ottenne (allora la legge lo prevedeva) dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione di poter condurre scavi a Tharros.
Il Pischedda anziché spigolare il terreno selvaggiamente violato dai tombaroli di metà Ottocento, verso la Torre Vecchia del Capo San Marco, cercò e trovò un campo inviolato: la necropoli settentrionale di Tharros, nell’area dell’odierno villaggio balneare di San Giovanni.

A farla breve l’Avvocato recuperò per la propria collezione il più grande complesso di corredi funerari fenici che si conoscesse in ambito del Mediterraneo occidentale: brocche, piatti, lucerne, vasetti per oli profumati di manifatturta fenicia, vasi greci, etruschi, gioielli in oro e argento, sigilli scarabei, armi in ferro etc.
La gran parte di questo “tesoro dell’avvocato”, dopo la sua morte nel 1930, resto chiuso in casse suddivise tra Oristano e Roma, mentre si sviluppavano trattative inconfessate (e interdette) tra gli eredi Pischedda e Musei di Berlino, di Londra (British Museum) e con la Santa Sede.
Infine intervenne il Soprintendente alle opere d’antichità e d’arte della Sardegna, il grande archeologo Doro Levi. A convincere il Comune d’Oristano ad acquistare per un nuovo museo comunale la collezione Pischedda. Il Museo di Oristano nacque così nel 1938 e fu battezzato con modestia Antiquarium con l’aggettivo “Arborense”, in ricordo del territorio medievale -l’Arborea- di cui Oristano fu la Capitale.

Brutto anno per nascere il 1938! Il Museo era stato appena aperto che il 10 maggio 1940 l’Italià entrò nella Seconda Guerra Mondiale e i materiali dell’Antiquarium presero la via del Montiferru, proprio a Seneghe, luogo di nascita dell’avvocato Pischedda, per evitare che venissero offesi in azioni belliche.

Nel 1945, dopo la fine del conflitto mondiale, Oristano ebbe di nuovo il suo Museo, ordinato da un finissimo intellettuale oristanese, Giuseppe Pau, che ne fu il Conservatore sino alla sua scomparsa (1989).

L’attuale Antiquarium Arborense ha, dal 1992, una sua nuova sede nel neoclassico palazzo Parpaglia, nel cuore del centro storico, e richiama l’attenzione dei suoi visitatori …
Bene! Non è il caso di spiegare di più. Una volta definii il museo di Oristano “Un Museo per tutti e per nessuno”, parafrasando il famoso motto di Friedrich Nietzsche che campeggia nella prima pagina del suo Also sprach Zarathustra.

Per non entrare in un Museo ci sono mille ragioni e per entrarci mille e una ragione.

Raimondo Zucca

© Antiquarium Arborense - Museo archeologico Giuseppe Pau Oristano
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